BORSA-FINANZA.COM

GLI STILI DI INVESTIMENTO

Per gli investimenti sui listini occorre anche uno stile.

Ciclicamente torna di moda, sui mercati anglosassoni, il criterio del GARP (Growth At a Reasonable Price, cioè crescita a prezzi ragionevoli).

I titoli favoriti sono quelli che vedono i risultati (fatturato, utile netto, cash flow e così via) espandersi ad un ritmo elevato, pur presentando livelli di valutazione contenuti.

E' comunque una forma di analisi fondamentale, visto che lo scopo è sempre quello di individuare titoli il cui valore reale sia superiore alle loro quotazione, quindi che quotino a sconto rispetto al fair value.

A CACCIA DEI VALORI

In voga sui mercati anglosassoni negli anni '80 e più tardi applicati con successo in Europa, gli stile value (valore) e growth (crescita) hanno molto da dire.

La prima, la cosiddetta value strategy, è focalizzata sulla ricerca del valore intrinseco di una società.

Come si riconosce un titolo value?

Dai multipli borsistici (per esempio, il rapporto prezzo/book value, prezzo/utile, prezzo/cash flow) non elevati.

Tali multipli possono tuttavia derivare dal fatto che sconta bassi tassi di crescita, che sono tipici dei business maturi come l'assicurativo, il bancario e le utility.

La filosofia che ci sta dietro è la seguente: un titolo che quota sotto il suo valore intrinseco ha un rischio contenuto di essere soggetto a pesanti ribassi e, nel tempo, la sua quotazione girerà intorno al suo valore reale.

Fra i parametri utilizzati, il p/e (prezzo/utile) è quello più immediato, ma viene spesso confrontato con la media di settore e di mercato, mentre nel caso del p/cf (prezzo/cash flow) la quotazione viene rapportata al flusso di cassa generato dall'azienda in un determinato periodo.

Il ratio prezzo/book value (p/bv) è il rapporto fra prezzo e patrimonio netto per azione, che viene in genere impiegato per valutare i titoli finanziari.

La strategia di tipo growth concentra invece gli investimenti in settori (come quelli tecnologici) e società, i cui prezzi incorporano forti potenzialità di crescita.

Ma se in teoria è semplice spiegare la distinzione tra titoli growth e titoli value, in realtà la separazione non è così netta.

Gli stessi settori, a seconda della situazione economica, possono essere considerati value o growth.

L'importante è la scelta del timing, cioè la capacità di intervenire in acquisto e in vendita nel momento giusto, per poter cogliere il maggior rialzo.

E' da notare bene come spesso i multipli vengano confrontati in rapporto al settore di riferimento.

Peccato che è stato questo principio a creare le ipervalutazioni dei tempi della bolla Internet, quando i titoli venivano confrontati gli uni con gli altri ed il fatto che fossero praticamente tutti rappresentativi di aziende in perdita veniva presentato come un dettaglio: se un settore presenta multipli molto peggiori degli altri può darsi benissimo che sia un settore da cui svignarsela.

Inoltre, ci sono settori in cui gli stessi multipli hanno significato completamente diverso.

Ad esempio, il rapporto p/mp non significa quasi niente per un titolo come FastWeb perchè i suoi mezzi propri hanno un valore se diventano profittevoli per quel tipo di attività: se, invece, la cablatura del territorio non permette di fare utili con quella specifica attività, essa non è riutilizzabile in altro modo.

Viceversa, nei finanziari il rapporto p/mp ha un valore completamente diverso, perché il loro capitale netto è fatto in larga parte da immobili, partecipazioni e denaro, per cui quei multipli sono uno strumento valido per individuare i titoli più sottovalutati.

OCCHIO AI MARGINI

Un altro modello è basato sulla ricerca delle azioni che soddisfano due criteri: un basso ratio prezzo/fatturato (price/sales) e margini reddituali superiori alla media.

In sintesi, questo approccio è noto come MARP (Margin At a Reasonable Price, cioè margini in miglioramento ad un prezzo ragionevole).

Più che sui settori, il focus è sui segmenti di mercato.

Cosa differenzia il MARP da altri criteri di investimento?

Le azioni value hanno un basso ratio p/e e margini modesti, mentre il contrario vale per i titoli growth.

Una via di mezzo sono le azioni definite "great expectations" (grandi aspettative), tipiche delle società con un alto p/e e bassi margini reddituali, che sono quindi sopravvalutate rispetto ai fondamentali.

LA TRIPLA R

Infine, secondo il criterio della tripla R, le società vincenti sono quelle che rientrano in uno dei tre filoni: reflazione, ristrutturazione e realismo.

Nel primo caso il tema è la ripresa della domanda, che si traduce nel puntare sui comparti dei beni di consumo.

Puntare sulle ristrutturazioni permette di ottenere guadagni anche formidabili se va a buon fine ma, se l'azienda necessita di una ristrutturazione autentica, in teoria potrebbe anche fallire.

Il realismo si traduce invece nella scelta della qualità dei risultati di bilancio, in un'ottica di lungo termine, cioè nella selezione delle blue chip e small cap con prospettive incoraggianti.

Investimenti in obbligazioni

Le obbligazioni convertibili

Le critiche di Sharpe all'indice di Sharpe (strumento di valutazione degli investimenti)

Un fondamentale strumento di investimento: le OPA

Investimenti nei petroliferi: i pericoli di fine anno

Investire nelle matricole od IPO

Opportunità e rischi dei consigli d'investimento delle banche d'affari

Trading